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L’IA che aiuta le balene: il progetto Whale Safe

Ogni anno, lungo la costa occidentale degli Stati Uniti, 80 esemplari tra balenottere comuni, megattere e balenottere azzurre (quest’ultime a rischio di estinzione) vengono uccisi dal traffico navale in continuo aumento. Infatti, a causa del cambiamento climatico, gli esemplari in ricerca di cibo sono costretti ad avvicinarsi sempre di più alla costa, finendo sulla rotta delle imbarcazioni. Assieme al suo team, Douglas McCauley, direttore del Benioff Ocean Initiative della University of California, ha sviluppato una soluzione a questo problema: Whale Safe. Trattasi di un’intelligenza artificiale che ha come obiettivo quello di ridurre le collisioni tra balene e navi lungo la costa della California.

 

Come funziona Whale Safe

Progettato per prevenire le collisioni fatali delle navi con le balene, Whale Safe mappa e analizza quasi in tempo reale i dati relativi alle balene e alle navi. I dati rilevati si distinguono in tre categorie:

  • Rilevamenti visivi delle balene, grazie soprattutto a osservatori addestrati che registrano gli avvistamenti di balene a bordo di imbarcazioni. Quando le balene vengono avvistate, la loro posizione, specie e comportamento sono registrati tramite le app di Whale Alert e Spotted Pro e vengono trasmessi al database quando l’imbarcazione torna in banchina. A queste osservazioni vengono integrati i dati raccolti durante i rilievi aerei mensili delle rotte di navigazione del Canale di Santa Barbara.
  • Rilevamenti acustici delle balene: attraverso l’impiego di un idrofono (un microfono subacqueo) e grazie a un’intelligenza artificiale che le riconosce, vengono identificate le vocalizzazioni di balenottera azzurra, megattera e balenottera minore. Le informazioni sui suoni identificati vengono trasmesse via satellite agli scienziati per essere revisionate.
  • Modello aggiornato di habitat della balenottera azzurra, che, utilizzando i dati raccolti da 104 balenottere marcate via satellite, analizza quanto un habitat possa essere adatto per l’esemplare, permettendo di ipotizzarne statisticamente la posizione.

A queste tre fonti si integra il Whale Presence Rating, ovvero il tasso di presenza delle balene (suddiviso in basso, medio, alto, molto alto). Il suo obiettivo è quello di fornire all’industria navale, ai gestori delle risorse naturali e al pubblico una semplice valutazione basata sui dati della presenza delle balene per ridurre il rischio di collisioni delle navi con gli esemplari.

Oltre a condividere i dati, lo strumento rileva le rotte di navigazione internazionale, le zone di riduzione volontaria della velocità delle imbarcazioni e l’attività marittima individuata dai sistemi di identificazione automatica (AIS), ovvero un sistema di tracciamento che le grandi navi utilizzano per navigare ed evitare collisioni. Inoltre, Whale Safe ha un sistema di reporting che riassume i dati AIS per determinare quali imbarcazioni e compagnie meglio rispettano le raccomandazioni sulla velocità per proteggere le balene. Infine, lo strumento permette agli utenti di ricevere aggiornamenti tramite e-mail sia sui dati relativi alle balene sia sulla navigazione per loro sicura.

 

Risultati e prospettive future

Sembra proprio che questa soluzione stia funzionando: nel 2021, primo anno di attività lungo il Canale di Santa Barbara, non sono stati registrati incidenti. Ma non è abbastanza: oltre a voler espandere il monitoraggio in tutte le zone più a rischio del Nord America, Whale Safe sta attualmente cercando di implementare il sistema direttamente nei componenti di navigazione delle future navi. Una cosa però è certa: le prime a guadagnarci saranno le balene stesse.

Questo esempio dimostra come l’IA sia sempre più in grado non solo di adattarsi alle esigenze umane, ma di porsi anche a favore dell’ambiente e degli animali, compiendo i primi passi verso un futuro di coesistenza e reciproco rispetto tra questi elementi.

 

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